 L'imponente
statua del Redentore domina sin dal 1965 la vetta del Monte San Biagio
(m. 644). È senz'altro una delle maggiori attrattive turistiche
della zona, ed è la prima cosa che balza agli occhi di chi raggiunge
Maratea da nord o da sud, dall'interno o dalla costa.  Il
luogo in cui sorge la statua è estremamente suggestivo: costruita
proprio sul ciglio del monte, pare quasi che essa si stagli nel vuoto,
tra cielo e mare. Quando poi si giunge ai suoi piedi, non si può
fare a meno di restare rapiti dalla magnificenza del panorama. Solo da
qui, infatti, si ha una visione completa della costa di Maratea e della
sua verdissima vallata, a forma di conca digradante verso il mare. Ma la
posizione è tale che, nelle giornate di cielo terso, lo sguardo
può spaziare anche molto più lontano.
Al di là della bellezza del paesaggio, la cima di Monte San Biagio
ha sempre esercitato un fortissimo richiamo religioso. Gli studiosi più
avveduti concordano sul fatto che essa fu anticamente sede di vari cenobi
di monaci basiliani, mentre gli anfratti naturali che si aprono sulle pendici
della montagna, fra cui la quasi inaccessibile Grotta di San Michele Arcangelo,
hanno dato asilo ad asceti ed eremiti fino all'inizio del secolo scorso.
D'altronde
qui si sviluppò in epoca remotissima il primo centro abitato di
Maratea superiore, detto "Il Castello", all'interno del quale furono edificate
diverse chiese,
fra cui la Basilica di San Biagio, la più importante e l'unica tuttora
integra. Nel 1907, proprio nel punto in cui ora si trova la statua del
Cristo, fu posta una semplice croce di ferro. Questa però veniva
spesso colpita dai fulmini e così, nel 1941, l'allora podestà
di Maratea Biagio Vitolo la fece sostituire con una croce monumentale in
pietra e cemento. Nel 1964 la croce fu poi trasferita sulla sottostante
collina chiamata "Sopra la Grotta", per fare posto alla nuova, maestosa
statua.
 La
statua del Cristo Redentore, seconda per dimensioni solo a quella di Rio
de Janeiro, fu innalzata per iniziativa del Conte Stefano Rivetti di Valcervo,
che ne fece dono alla cittadinanza di Maratea. I lavori, diretti dallo
scultore fiorentino Bruno Innocenti, presero l'avvio nel novembre 1963
e terminarono nel 1965, per un costo complessivo di oltre cinquanta milioni.
La struttura è formata da un traliccio di cemento armato rivestito
da un manto, anch'esso di cemento, spesso oltre 20 centimetri, per un peso
complessivo di circa quattrocento tonnellate.
La scultura è alta 22 metri, mentre l'apertura delle braccia ne
misura diciannove. Il viso, largo tre metri, è rivolto verso l'entroterra,
quasi a voler proteggere l'intera regione.
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